Il diritto al lavoro è riconosciuto dalla nostra Costituzione ed inserito tra i principi fondamentali della stessa, ragion per cui, ogni atto diretto o indiretto che lede questo diritto dovrebbe essere, a priori, considerato illegittimo.

Allo stato attuale, purtroppo, la situazione è ben diversa.

In un momento storico come quello attuale, caratterizzato da una forte crisi occupazionale, l’abolizione dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi indetti dalle Pubbliche Amministrazioni sembra quantomeno un atto dovuto dai nostri rappresentanti politici.

La questione è stata anche portata all’attenzione del Parlamento Europeo nella cui sede è stato dato risalto al fatto che porre dei limiti anagrafici come condizione necessaria per la partecipazione ai concorsi pubblici è una discriminazione vera e propria. Si può ben capire, quindi, la necessità di questa iniziativa legislativa popolare.

La proposta di legge di iniziativa popolare volta alla eliminazione dei limiti di età per la partecipazione ai concorsi indetti da qualsivoglia Pubblica Amministrazione, depositata il giorno  20 marzo 2017 presso la Corte Suprema di Cassazione e annunciata sulla Gazzetta Ufficiale n.67 del 21 marzo 2017, mira a riespandere un diritto fondamentale, ovvero quello del lavoro, che come già detto risulta essere minacciato dall’apposizione dei suddetti limiti di età.

La proposta di legge in questione, nello specifico, mira alla modifica dell’art. 3 della legge 15/05/1997 n. 127 e, in particolare, è volta ad abrogare “salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione” in relazione al sesto comma del predetto articolo.

L’esigenza di proporre una legge che abolisca in toto i limiti di età per la partecipazione ai concorsi pubblici nasce, soprattutto, dal fatto che la quasi totalità dei concorsi per l’accesso nelle forze armate e di polizia prevedono limiti di età molto bassi e non in linea con gli standard degli altri Paesi europei. Nonostante ciò è bene precisare che la suddetta proposta di legge mira ad abolire il limite di età per la partecipazione a qualsivoglia concorso pubblico e non solo per l’accesso alle Forze Armate e Forze di Polizia.

Si può notare che solo l’Italia prevede dei limiti di età cosi bassi per la partecipazione e, nello specifico, per l’accesso alle Forze Armate e di Polizia. Tali limiti potrebbero ritenersi legittimi se fossero giustificati dal fatto che con l’avanzare dell’età si ha una diminuzione della forza fisica e, quindi dell’attitudine al lavoro, ma cosi non è in quanto uno degli “step” dei vari iter concorsuali è rappresentato proprio dalle prove di efficienza fisiche. Tali prove decretano, infatti, se il candidato, che sia diciottenne o trentenne, sia idoneo o meno a svolgere quella determinata funzione.

In ambito europeo si può fare riferimento a diverse pronunce sia del Consiglio d’Europa che della Corte di Giustizia europea.

Nello specifico il consiglio d’Europa con una direttiva del 27 novembre 2000, tra l’altro recepita dall’Italia, ha stabilito il principio generale di parità di trattamento nel lavoro e il divieto di qualsiasi discriminazione fondato sull’età ( Direttiva UE 2000/78/CE).

Il Consiglio d’Europa insiste sulla questione discriminazione con un’altra importante pronuncia, la Direttiva UE 2000/43/CE la quale, pur avendo come obiettivo quello di eliminare ogni tipo di discriminazione fondato sul sesso, razza o religione, ben può applicarsi alla questione anagrafica di cui si discute. 

Far rientrare la questione dei limiti di età tra le possibili forme di discriminazione previste dalla Direttiva citata è possibile poiché, l’apposizione dei suddetti limiti anagrafici può porre un “range” di concorrenti in posizione di svantaggio rispetto ad un altro, svantaggio che come detto non ha ragion d’essere in quanto non si fonda su condizioni obiettive volte a verificare la reale preparazione del concorrente.

Infine, bisogna ricordare che le presenti Direttive fissano requisiti minimi, lasciando liberi gli Stati Membri di introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli.

Nel 2013 la Corte di Giustizia Europea accoglie il ricorso di un cittadino del Principato delle Asturie che si era visto negare la partecipazione al concorso per l’accesso al corpo di polizia locale per il solo fatto di avere superato il limite anagrafico di 30 anni (causa c-416/13).

In tale situazione la Corte ha precisato che per lo svolgimento di determinate mansioni, le Forze di Polizia e le Forze Armate richiedano dei parametri fisici particolari, parametri però che non devono tenere conto del limite anagrafico, ma dell’idoneità fisica all’impiego, idoneità che non è detto si perda superata una certa età.

L’Italia nonostante abbia recepito la Direttiva Europea non si è adeguata per niente ad essa, anzi, continua a prevedere limiti di età anagrafica che, con l’attuale decreto legge in materia di “riordino delle carriere delle Forze Armate e di Polizia”, si vuole abbassare ulteriormente.

È utile ricordare che per la partecipazione ai concorsi di cui sopra, nella maggioranza dei Paesi Europei e non solo, il limite di età non sussiste o è molto più alto. A titolo esemplificativo in Francia per l’accesso alla Police National il limite anagrafico è di 35 anni elevabile fino ai 45, in Canada e in Svezia tale limite non sussiste, in Gran Bretagna Scotland Yard prevede il limite di 57 anni.

L’apposizione di un limite di età per la partecipazioni ai concorsi pubblici, inoltre, può essere considerato altamente discriminatorio se si pensa che la discriminazione è vietata in qualsiasi fase del rapporto di lavoro e, quindi, anche nella sua fase embrionale.

La legge vieta la discriminazione “indiretta” che ricorre quando sono adottati criteri, nel caso di nostro interesse, l’età, che non sono necessari per svolgere determinati lavori o indicativi del grado di efficienza dell’aspirante lavoratore, ma che purtroppo pongono il soggetto in stato di svantaggio rispetto ad altri concorrenti.

Non ci sarebbe neanche  bisogno di una legge per abolire questi limiti anagrafici in quanto basterebbe dare uno sguardo alla nostra Costituzione, la quale all’art. 4 riconosce il diritto di tutti i cittadini al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. Tutti i cittadini hanno il dovere, secondo le proprie potenzialità, di svolgere un’attività  o una funzione che contribuisca alla crescita materiale o spirituale della società.

Inoltre, l’art 3 della nostra Carta Costituzionale ribadisce che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l’uguaglianza dei cittadini e impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Sviluppo che trova momento fondamentale anche nello svolgimento di un determinato lavoro.

Alla luce di quanto appena affermato costituzionalmente, ogni legge che stabilisce limiti anagrafici per la partecipazione ai concorsi pubblici, come quella che andremo a modificare con questa proposta di legge di iniziativa popolare, dovrebbe essere dichiarata di per sé illegittima, in quanto contrastante con diversi  principi fondamentali della Costituzione Italiana.